Luca Davico, coordinatore del Rapporto Giorgio Rota, in questo articolo disegna l'immagine di una città  contraddittoria e diseguale. dove la distribuzione tra aree problematiche e disagiate e aree "privilegiate" sembra non essere cambiata nel corso degli anni.  Al contrario la presenza delle forze politiche tradizionali, come evidenziato dai risultati elettorali,  ha subito un ribaltamento, un corto circuito logico: i quartieri che nelle elezioni del 1985 vedevano la vittoria del PCI nel 2016 hanno visto primeggiare il M5S, mentre al contrario il PD/Moderati hanno vinto nei quartieri dove nel 1985 primeggiava lo schieramento PLI-PRI. 

Torino - Città diseguale

Italiani in povertà assoluta - Elaborazione su dati ISTAT

Luca Davico

Il più consolidato indicatore delle diseguaglianze sociali è l’indice di Gini, dato da un rapporto numerico che varia tra due valori limite, lo 0 (che indicherebbe una eguaglianza assoluta dei redditi di tutti i residenti in una certa area) e l’1 (in cui tutto il reddito di un’area apparterrebbe a un solo individuo); dunque più questo indice è alto, più la distribuzione dei redditi è diseguale.

A livello globale, la diseguaglianza (misurata dall’indice di Gini) risulta in diminuzione dagli anni ’90, dopo una crescita nel decennio precedente; vi sono però differenze nazionali: ad esempio, da almeno tre decenni in Cina le disuguaglianze stanno crescendo, così come in India (nell’ultimo quindicennio) e nell’area Ocse i trend nazionali sono piuttosto diversi (ad esempio le diseguaglianze sono aumentate in Francia e in Spagna, diminuite nei Paesi Bassi e nel Regno Unito (fonte: Ricolfi e Cima, 2015).

Quanto all’Italia, dopo una diminuzione registrata tra gli anni ‘60 e ‘90, per qualche anno le diseguaglianze economiche sono aumentate in modo rilevante – per la crisi economica dei primi anni ’90 e, presumibilmente, a causa di politiche fiscali che hanno ridotto la progressività delle tasse – dopo di che si sono sostanzialmente stabilizzate. Se, in generale, nel Mezzogiorno si registra una maggiore polarizzazione tra ricchi e poveri rispetto al Centronord, nel caso dei capoluoghi metropolitani la latitudine conta granché: le maggiori diseguaglianze si registrano, nell’ordine, a Milano (indice di Gini pari a 0,58), a Roma (0,49) e a Napoli (0,46); a Torino si registra un valore (0,41) intermedio tra le metropoli, superiore a quelli registrati a Genova (0,39), Venezia e Messina (0,38), Trieste (0,36), Reggio Calabria (0,35) (fonte: Ministero dell’economia e delle finanze).

Un altro indicatore significativo è quello relativo alla quota di popolazione costretta a vivere in condizioni di povertà assoluta, ovvero non riuscendo a disporre del reddito necessario a garantirsi “il paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza” (fonte: Istat). Il numero di persone che nel nostro Paese vivono in condizioni di povertà assoluta è più che raddoppiato in un decennio, passando da meno di 2 a oltre 5 milioni di individui, riguardando in particolar modo le famiglie di stranieri, quelle con capofamiglia disoccupato e i nuclei con più di 3 figli minorenni.

A Torino, le zone collinari – con picchi di reddito nei pressi del Parco della Rimembranza, di strada San Vito e di strada Santa Margherita – si confermano come le più benestanti, secondo una geografia sociale consolidata da decenni, così come alcune aree della pre-collina (ad esempio, la zona di piazza Crimea), ad alcuni isolati nei pressi di corso Matteotti e dei comandi militari, oltre che del quartiere Crocetta (le ville dell’area pedonale di fronte al Politecnico e la zona limitrofa all’ospedale Mauriziano). L’asse di corso Regina Margherita risulta una sorta di ideale confine, piuttosto netto, tra le zone centrali benestanti e le aree più povere; al tempo stesso, si nota però la presenza di zone a basso reddito anche altrove, ad esempio a San Paolo o a San Salvario nord.

Redditi medi procapite a Torino, per zone statistiche

Elaborazioni su dati 2009[1];

fonte: Agenzia delle entrate; valori nulli: sezioni con numeri minimi di residenti

Quanto alla distribuzione dei torinesi per fasce economiche, negli anni della crisi è aumentata la consistenza sia delle fasce benestanti (chi guadagna da 30.000 a 50.000 euro annui, pari al 16,2% dei contribuenti torinesi, e chi va oltre i 50.000, pari al 7,6%), sia di chi vive in povertà. In particolare, la quota di coloro che dispongono di meno di 1.000 euro annui (ossia meno di 100 euro al mese) è cresciuta di quasi il 10% nell’ultimo decennio. Se poi però si considera anche il numero di cittadini che non compilano più la dichiarazione dei redditi (perché hanno perso il lavoro o hanno redditi talmente bassi da non dover presentare la dichiarazione), la quota di torinesi poveri sale a circa un quinto dei residenti maggiorenni.

Anche nel contesto torinese, risulta ben evidente la presenza di una categoria ben nota a chi studia il disagio economico, quella dei “lavoratori poveri”. I dipendenti e gli autonomi con un reddito inferiore alla soglia di 1.000 euro mensili sono pari a circa il 22% di tutti i contribuenti torinesi. La condizione di working poor – ossia di chi, pur lavorando, vive in povertà – colpisce soprattutto le fasce precarie del mercato del lavoro, chi alterna periodi di disoccupazione e “lavoretti” di breve durata, e caratterizza oggi molti stranieri e molti giovani.

Variazioni 2008-2018 del numero di contribuenti torinesi, per fasce di reddito

Valori percentuali; fonte: Direzione politiche sociali Comune di Torino, su dati Ministero Economia e Finanze

Nel dibattito scientifico e politico contemporaneo si è andata consolidando la consapevolezza che la povertà sia una condizione ben radicata; e ciò tanto più da quando la crisi successiva al 2008 ha finito per aggravare le condizioni endemiche preesistenti (Saraceno, 2013). Il carattere strutturale e di lungo periodo della povertà trova riscontro anche a Torino: se si considera, ad esempio, l’indice di deprivazione della popolazione – dato dalla sommatoria di basso livelli di istruzione (standardizzata per età), alta disoccupazione, lavori esecutivi, abitazioni disagiate – si osservano sì alcuni cambiamenti in alcune specifiche parti della città, ma in un quadro nel complesso relativamente stabile. In particolare, diverse zone dell’ampia periferia settentrionale, a dispetto di decenni di politiche e progetti (che hanno moltiplicato servizi, presìdi, interventi di riqualificazione) e di trasformazioni sociali anche radicali (si pensi ai molteplici ricambi demografici e culturali avvenuti, specie con le diverse immigrazioni, in zone come Aurora o Barriera di Milano), rimangono da decenni in condizioni di marcata deprivazione.

Indice di deprivazione sociale a Torino
I
n scuro le zone più deprivate; fonte: Costa et al., 2017

Rispetto a tale consolidato tessuto sociale, pressoché immutato da decenni, sul piano politico si registrano evidenti cambiamenti nella capacità dei vari partiti (vecchi e nuovi) di intercettare e dare risposta ai bisogni di diverse fasce sociali e quartieri torinesi. Negli anni più recenti, in particolare, emerge come il Partito Democratico sia stato in grado di raccogliere consensi soprattutto nei quartieri più benestanti collocati lungo la fascia che attraversa Torino da ovest a est, mentre Movimento 5 Stelle e Lega hanno fatto il pieno di voti nei quartieri maggiormente disagiati delle periferie.
Se poi si confrontano i risultati alle ultime elezioni amministrative (del 2016) con quelli di trent’anni prima, si nota come il PD abbia ottenuti i risultati migliori nelle circoscrizioni che un tempo costituivano il bacino elettorale più rilevante per partiti come quello Liberale o Repubblicano; viceversa, il Movimento 5 Stelle ha ottenuto i massimi consensi nelle circoscrizioni 5 e 6 (quelle della periferia nord), in cui un tempo faceva il pieno di voti il Partito Comunista

Elezioni politiche 2018 a Torino: esiti dei tre maggiori partiti nelle diverse zone della città

Esiti delle elezioni amministrative a Torino: scarto in ogni circoscrizione rispetto alla propria media % cittadina

Riferimenti bibliografici

SARACENO C., Il welfare. Modelli e dilemmi della cittadinanza sociale, Il Mulino, Bologna 2013
RICOLFI L., CIMA R., Disuguaglianza economica in Italia e nel mondo, Fondazione David Hume, Il Sole 24 ore, 2015
DAVICO L., Le disuguaglianze, tra dibattiti e dati, in Recuperare la rotta. Diciottesimo Rapporto Giorgio Rota su Torino, Centro Einaudi, Torino 2017
COSTA G. et al. (a cura di), 40 anni di salute a Torino, Inferenze, Milano 2017
CARITAS ITALIANA, Povertà in attesa, Roma 2018
DAVICO L., Famiglie povere e diritto all’abitazione, “Atti e rassegna tecnica della società degli ingegneri e architetti in Torino”, 151, LXXII, 1, aprile 2019, pp.70-74
ISTAT, Le statistiche dell’Istat sulla povertà, Roma 2019

 

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