Rubriche

a cura di Gianpaolo Aghemo

Cinema

Regista: Walter Ruttmann
Musica composta da: Edmund Meisel
Paese di produzione: Germania
Cast: Paul von Hindenburg
Sceneggiatura: Walter Ruttmann, Carl Mayer, Karl Freund

Prima data di uscita: 23 settembre 1927 

Il film comincia con un viaggio ferroviario: un espresso trainato da una locomotiva a vapore si avvicina alla grande città attraversando prati, boschi e centri abitati. Il treno arriva alla stazione di Berlin Anhalter Bahnhof, vicino al centro.

Dopo una panoramica sui tetti di Berlino, vengono mostrate le strade della città, continuamente intervallate dall'immagine della torre dell'orologio del municipio di Berlino. Lentamente, con le prime luci dell'alba, le strade inizialmente deserte si riempiono con le persone che vanno a lavorare. Vengono mostrati diversi luoghi di lavoro, intanto il ritmo della città e di pari passo quello del film comincia ad aumentare, così come l'alternarsi delle immagini tra strade, fabbriche ed uffici. Di colpo la frenesia si arresta allo scoccare del mezzogiorno, sempre indicato dall'orologio del municipio. Ma dopo la pausa pranzo il ritmo ricomincia ad incalzare e soltanto a sera torneranno un po' di relax e di tranquillità: Ruttmann mostra anche attività di tempo libero in acqua e nel parco e, di sera, nei locali della città. Il film termina con immagini di fuochi d'artificio e con il cielo illuminato dal fascio di luce emesso dalla torre della Radio di Berlino, appena terminata.
Il film documentario descrive una giornata nella grande città di Berlino, che proprio negli anni Venti stava vivendo un grande boom industriale, e permette di dare uno sguardo alle abitudini di vita e di lavoro di quei tempi.
L'idea di Ruttmann era quella di rappresentare la metropoli berlinese come un organismo vivente. Ancora, come suggerisce il titolo stesso, il regista vedeva un'analogia tra la vita della città, dal lento risveglio della città alla frenesia del giorno fino al progressivo spegnimento serale, e l'andamento di una sinfonia, cosa che volle poi mettere in evidenza nella fase di montaggio. Cosa inusuale per l'epoca, Ruttmann inserì numerosi tagli corti per rendere plasticamente l'idea della vitalità e della frenesia della città. Tra i primi film "sinfonici", Berlino - Sinfonia di una grande città sfruttò le opportunità tecnologiche sviluppate alla fine degli anni Venti per tagliare il film in tante piccole e precise parti, per poi re-incollarle.

Siegfried Kracauer criticò la superficialità e la conseguente cecità sociale del film: "Mentre nei grandi film russi le colonne, le case e le piazze vengono ben esplicitate nella loro importanza per l'uomo, qui vengono messi in fila dei frammenti dei quali nessuno può immaginare il perché della loro presenza"
 

Editoria

Passaggi Einaudi
pp. XVI - 222
€ 17,50
ISBN 9788806241605
Traduzione di
Bianca Bertola

L’economia fondamentale è la base materiale del benessere e della coesione sociale. È quel che ogni giorno dovremmo poter dare per scontato: acqua potabile sicura, energia elettrica non razionata, servizi sanitari evoluti e accessibili, istruzione avanzata gratuita, infrastrutture e trasporti pubblici efficienti, servizi di cura per bambini e anziani, mercati alimentari orientati al benessere dei consumatori e dei produttori di cibo. Da molti anni i Paesi europei seguono una strada diversa: l’economia fondamentale è messa al servizio del business, esasperando competitività e orientamento al profitto. Il prezzo che paghiamo è l’inasprimento delle disuguaglianze, la dissoluzione dei legami sociali, la deriva populista e nazionalista. Rinnovare l’economia fondamentale richiede un enorme sforzo di immaginazione istituzionale. Questo libro lo prefigura, offrendo una piattaforma per un nuovo riformismo progressista, non liberista, di scala europea.

Il Collettivo per l'economia fondamentale associa studiosi di molte nazionalità e identità regionali diverse.

Attualmente i membri del Collettivo sono:
Davide Arcidiacono, Filippo Barbera, Andrew Bowman, John Buchanan, Sandro Busso, Joselle Dagnes, Joe Earle, Edward Engelen, Peter Folkman, Julie Froud, Colin Haslam, Sukhdev Johal, Ian Jones, Dario Minervini, Mick Moran, Fabio >Mostaccio, Gabriella Paulì, Leonhard Plank, Angelo Salento, Ferdinando Spina, Nick Tsitsianis, Karel Williams.
Questo libro è pubblicato in inglese (Manchester University Press) in italiano (Einaudi) e in tedesco (Suhrkamp).
L'adattamento del testo per l'edizoine italiana è stato curato da Angelo Salento

Fotografia

Vivien Maier

Vivian Maier e, soprattutto, la sua vasta quantità di negativi è stata scoperta nel 2007, grazie alla tenacia di John Maloof, che, volendo fare una ricerca sulla città di Chicago e avendo poco materiale iconografico a disposizione, decise di comprare in blocco per 380 dollari, ad un'asta, il contenuto di un box zeppo degli oggetti più disparati, espropriati per legge ad una donna che aveva smesso di pagare i canoni di affitto. Mettendo ordine tra le varie cose, Maloof reperì una cassa contenente centinaia di negativi e rullini ancora da sviluppare.
Dopo aver stampato alcune foto Maloof le pubblicò su Flickr, ottenendo un interesse entusiastico e virale e l'incoraggiamento della community ad approfondire la sua ricerca. Pertanto fece delle indagini sulla donna che aveva scattato quelle fotografie: venne a sapere che Vivian non aveva famiglia ed aveva lavorato per tutta la vita come bambinaia soprattutto nella città di Chicago; durante le giornate libere e i periodi di vacanza era solita scattare foto della vita quotidiana di città come New York, Chicago e Los Angeles. La maggior parte delle sue foto sono "street photos" ante litteram e dunque Vivien Maier può essere considerata una antesignana di questo genere fotografico. Inoltre, Vivien Maier scattò molti autoritratti, caratterizzati dal fatto che non guardava mai direttamente verso l'obiettivo, utilizzando spesso specchi o vetrine di negozi come superfici riflettenti.
Dal momento della sua scoperta, Maloof ha svolto una grande attività di divulgazione della sua opera fotografica, organizzando mostre itineranti in tutto il mondo. Vivian Maier utilizzava per scattare le sue immagini una macchina fotografica Rolleiflex e un apparecchio Leica III c. La sua vita e il suo lavoro sono stati oggetto di libri e documentari.

Sul lavoro di Vivian Maier è in corso una mostra alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, (Torino) aperta fino al 12 gennaio 2020 (link)

DialoghiUrbani

 

           

Prodotto da:

Città & Territorio 

Unione Culturale

Franco Antonicelli di Torino

info@unioneculturale.org

Redazione:

Gianpaolo Aghemo

Federico Boario

Sergio Dellavecchia

Claudio Malacrino

Mariateresa Silvestrini

Grafica:

Gianpaolo Aghemo

CITTA' & TERRITORIO - Unione Culturale Franco Antonicelli - Via Cesare battisti 4/b - Torino

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