copertina

G.P.Aghemo

La politica e la società civile.

Il numero doppio di Dialoghi Urbani, dicembre-gennaio, centrato sul tema della “città giusta” ha raccolto molti interventi provenienti dal mondo della ricerca, del lavoro, della cultura e dell’arte.

Tutti però, ciascuno nella propria specificità, miravano a definire un quadro di interventi, di strategie politiche, e di azioni per ricostruire la città secondo dei parametri che tenessero conto della necessità di coniugare interessi diversi, delle realtà composite, della tutela e sostegno di quelle fasce sociali più deboli di altre.

Torino è ormai una città dove l’economia, il lavoro, la cultura e la qualità della vita in generale sono in una situazione critica da tempo. Le radici di questa crisi sono lontane.

Ne hanno parlato estesamente Angelo Pichierri, Giuseppe Berta e Arnaldo Bagnasco nel libro “Chi ha fermato Torino?” di cui Silvano Belligni ha proposto una interessante lettura critica nel numero di “Dialoghi Urbani” di settembre 2020.

Nel 2009 Valentino Castellani, sindaco di Torino dal 1993 al 2001, dichiarò: “Non si deve fare un grande sforzo di memoria per ricordare cosa fosse Torino quando divenni sindaco, nel ' 93: una città ripiegata su sé stessa, in cui si parlava solo di declino.” (1)

Con la Fiat in fase di progressiva delocalizzazione bisognava trovare delle alternative di sviluppo e fu così che prese vita il progetto Olimpiadi 2006.

Come ebbe a dire Valentino Castellani intervistato sulla genesi della candidatura olimpica: “La storia è presto raccontata. Il ceto dirigente era alla ricerca di qualcosa che facesse uscire Torino da una sorta di guscio provinciale nel quale si era auto-limitata il secolo scorso. L’unico fattore di internazionalità della città era la Fiat.” (2)

Non faremo qui ed ora la disamina del caso Olimpiadi, già dettagliatamente studiato, ma possiamo comunque dire che il tentativo di far uscire Torino da una soffocante identificazione con la Fiat attraverso lo sviluppo di altri settori come il terziario, il turismo, i servizi alla persona, le strutture universitarie, non si sono rivelati, alla distanza, adeguati per consentire un ricambio e un rilancio della struttura economica della città.  È ampio e variegato il dibattito su come e quanto sia possibile per una città a vocazione industriale, come Torino, convertirsi a forme di economia urbana diverse. Un caso analogo, Detroit, ha messo in luce che il cambiamento si può attuare solamente a seguito di grandi investimenti nei settori innovativi come la ricerca, gli insediamenti universitari e la green economy.

Non serve citare ancora il Rapporto Rota 2021 o le graduatorie del Sole 24ore per disegnare i contorni di una situazione preoccupante. L’asse politico-economico che caratterizza il paese non è più da tempo centrato sul “triangolo produttivo” Milano, Torino, Genova.

Si è spostato sulla direttrice Roma-Milano, con diramazioni verso il Veneto e l’Emilia.   

La città si è marginalizzata, ha perso velocità. I settori nei quali aveva provato a ricostruirsi una immagine, come il turismo, hanno mostrato la loro fragilità, la loro contingenza rispetto a fattori esterni e non controllabili.

“ (Torino è)…..una città declinante nei livelli di reddito come nella performance del suo sistema delle imprese, opaca nella sua struttura sociale, carente e quasi disarmata nella sua rappresentanza politica” (3)

A questo si sono sommati gli effetti devastanti dell’emergenza sanitaria che ha disegnato uno scenario che potrebbe, nella peggiore delle ipotesi, essere l’atto conclusivo di una spirale discendente.

La classe politica che ha guidato la città in quel periodo, 2001-2016, è stata severamente giudicata dagli elettori, ma di quel giudizio sembra non tenerne ancora sufficientemente conto. Quella che le è succeduta ha mostrato con desolante chiarezza tutti i limiti propri della presunzione non supportata da altrettanta capacità politica e di amministrazione della cosa pubblica.

Le risposte al quesito che abbiamo posto sul numero doppio “che cosa è la città giusta?” devono indicarci le politiche per la città giusta, devono mostrare quali sono le scelte per il “governo della città”. Queste risposte, con una politica latitante e avvitata su sé stessa alla ricerca di un piano, di un progetto, da allegare al candidato di turno, possono venire dalla società civile, da quelle realtà che hanno dovuto trovare al di fuori dei canali ufficiali e istituzionalizzati della politica gli spazi di organizzazione, dibattito e proposta.  È a loro che Dialoghi urbani si rivolge come interlocutore e per diventare spazio di dibattito e confronto di idee, proposte e visioni per la città che verrà.

 

In questo numero Roberto Gnavi, medico psichiatra ci parlerà della città giusta dal punto di vista del disagio e delle fasce più deboli e marginalizzate.

Torneremo sul tema di che cosa è l’urbanistica con una interessante riflessione di Claudio Malacrino, mentre il tema della cultura e dell’arte sarà affrontato nei contributi di Maria Silvia DiGisi, dei fratelli DeSerio, filmakers, e di Luisa Raffaelli.

  1. La Repubblica – 21/01/2009 – Torino e i giochi, la lezione del professore

  2. Medium.com – 13/03/2018 – Come finiscono i giochi. Intervista a Valentino Castellani

  3. “Chi ha fermato Torino?”Giuseppe Berta, pg 50

Sommario:

pag. 1 - Ritorno al territorio ? (gli incontri on line di Città & Territorio)

pag. 2 - Il contesto della città giusta  - Claudio Malacrino

pag. 3 - Una città un po' più giusta. Con le sue sole risorse Roberto Gnavi

pag. 4 - L'auto dove la metto ? Silvana Ranzato

pag. 5 - Chi salverà i musei ? - Maria Silvia DiGisi

pag. 6 - Piccolo cinema, per un dialogo tra cinema e spazio urbano Gianluca e Massimiliano DeSerio

pag. 7 - China Goes Urban - intervista a cura di Luisa Raffaelli

Rubriche - a cura di Gianpaolo Aghemo

Cinema:   Spaccapietre di Gianluca e Massimioiano DeSerio

Editoria:   Rovina di Simona Vinci - ed Einaudi

Fotografia: George Everard Kidder Smith

Archivio

CITTA' & TERRITORIO - Unione Culturale Franco Antonicelli - Via Cesare battisti 4/b - Torino

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now