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Il numero di Dialoghi Urbani del Maggio 2020 era tutto rivolto alla pandemia ed al lockdown.

Da molte città d'Italia ci erano giunte le testimonianze della vita in città, dei riti imposti dal confinamento, delle difficoltà del quotidiano: lavoro, scuola. senso di isolamento.

Assieme a queste testimonianze ci erano arrivate anche immagini di un cambiamento che sarebbe presto giunto e che avrebbe, nell'immaginario di alcuni, cambiato completamente e per sempre le nostre abitudini di vita.

Ora sappiamo che non è stato così, almeno non nella misura da alcuni auspicata ed attesa.

Un anno è passato e si comincia a intravedere la possibilità di uscirne, vivi. Il paese è di fronte a un a serie di cambiamenti che potrebbero davvero creare nuove condizioni di vita, di lavoro e di studio. Resta però sermpre il nodo di fondo e riguarda quelle fasce "deboli" che da questo cambiamento potrebbero non ricevere nulla di positivo, anzi nulla in tutti i  sensi.

E' quindi compito delle forze che si impegnano a governare il cambiamento non dimenticare nessuno e garantire a tutti condizioni di vita, di lavoro e di studio migliori, rispettose della dignità delle persone e rivolte alla crescita personale.

Il mese di Aprile 2021 ha visto nella sua ultima settimana ben tre importanti appuntamenti:

il 22 Aprile è stata la giornata Mondiale della Terra. I temi dell'ambiente, della qualità della vita, della ecologia democratica e per tutti, hanno impegnato in tutto il mondo uomini e donne, ma soprattutto ragazze e ragazzi, in convegni, manifestazioni, dibattiti e progetti.

il 23 Aprile è stata la giornata Mondiale del Libro e con grande piacere abbiamo appreso  la notizia che in Italia sono aumentati i lettori:

"Dall’indagine “La lettura e i consumi culturali nell’anno dell’emergenza” dell’Aie e del Centro per il libro e la lettura del Mibact, emerge che a ottobre 2020 il 61% degli intervistati dichiara di aver letto almeno un libro, un dato in crescita di tre punti percentuali rispetto ai valori di maggio 2020 e ottobre 2019. A fronte di una crescita dell’online resistono le librerie: a ottobre dichiarano di frequentarla il 67% dei lettori, dato inferiore al 2019 (era il 74%) ma in netto recupero rispetto al 20% di maggio" (da SkyTG24)

il 25 Aprile si è festeggiata la Festa della Liberazione che ha portato con sé, nonostante i liimiti alle manifestazioni, una forte voglia di cambiamento e di  impegno, anche rivolto alle prossime sfide cui saremo chiamati.

Infine Maggio.

A differenza del numero dello scorso anno vogliamo ricordare che oggi si celebra la Festa del Lavoro, e in questo momento di grave crisi economica del paese è più che mai importante mettere al centro delle nostre politiche il lavoro e i lavoratori, riscattandone e rivalutandone la dignità, tutelando quei lavoratori meno difesi e più sfruttati, impegnandosi per una più giusta ed equa distribuzione della ricchezza.

Buon Primo Maggio 2021

copertina

G.P.Aghemo

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"Può, il batter d'ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?" (E.Lorenz)

(qualcuno ha commentato: “ dipende dalle dimensioni della farfalla….”)

La Teoria del caos

Nel 1963 il metereologo Edward Lorenz descrisse nel suo studio “Deterministic Nonperiodic Flow” il cosiddetto “effetto farfalla”. Provando ad elaborare un modello matematico che potesse prevedere l’evoluzione delle condizioni atmosferiche  si rese conto che piccole variazioni nelle condizioni iniziali erano in grado di produrre grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.

Si può far risalire a quel momento la nascita della Teoria del caos. Questa ha segnato il declino della concezione classica newtoniana-laplaciana che concepiva il mondo come un meccanismo preciso e perfetto, caratterizzato da una relazione tra fenomeni di tipo deterministico-lineare, sviluppandosi invece attorno al riconoscimento della non linearità, dell’incertezza, della discontinuità e dell’irregolarità dei fenomeni. In questa breve elaborazione di computergrafica si può avere una visualizzazione del significato di “Teoria del caos” (https://www.youtube.com/watch?v=QXf95_EKS6E&t=70s)

Il recente caso della pandemia da Covid-19 si può iscrivere nella cornice della teoria del caos. Piccole e, apparentemente, ininfluenti variazioni in qualche ecosistema possono produrre cambiamenti e variazioni non calcolabili nel resto degli ecosistemi.

Il salto di specie -spillover- si inserisce in questo quadro e sfrutta la complessità del sistema di interscambi (viaggi, spostamenti, mobilità) diffondendosi a scala globale. Quello che inizialmente era un traguardo conquistato, arrivare dovunque e presto, diventa uno spazio da evitare.

Si procede per salti

Una mia insegnante di Storia dell’Arte spiegava il processo di cambiamento e di “salto” nella produzione artistica con un grafico che, da un andamento lineare all’improvviso si “sdoppiava”.

Un tratto procedeva nel solco della “tradizione” fin lì praticata, mente l’altro prendeva una direzione inaspettata. Lei li chiamava “snodi” ed erano questi snodi, nella sua interpretazione, che producevano quei salti nella capacità di innovazione e che hanno permesso l’evoluzione della capacità di vedere e riprodurre il mondo.

La nostra storia stessa è sempre stata segnata da “snodi” che ne hanno determinato e influenzato l’evoluzione. Credo che questo sia uno dei modi possibili di leggere questa pandemia che in poco tempo si è dispiegata sul mondo, almeno su quasi tutto il mondo, anche perché a differenza delle altre precedenti è stata caratterizzata da una virulenza e una velocità di diffusione del tutto inaspettate.

Una serie di processi in atto da tempo: attenzione al clima, sviluppo delle energie da fonti rinnovabili, mobilità sostenibile, telelavoro o smartworking, riduzione del consumo di suolo, possono trovare una più rapida attuazione, subendo gli effetti acceleratori prodotti dal Covid-19. Con questo non si vuole asserire che la pandemia è un elemento di per sé positivo, ma che può produrre effetti positivi se vista come fattore acceleratore di dinamiche già in atto da tempo e che non trovavano sufficienti stimoli ed incentivi per svilupparsi appieno.

Certamente gli effetti negativi su economia, lavoro, questioni sociali, equilibrio psicologico delle persone, sono forti ed importanti ma forse bisogna cominciare a considerare come non più rinviabile un processo di cambiamento che va governato e guidato, per evitare il più possibile quei “danni sociali” che si producono in questi processi.

Un altro effetto derivato del Covid-19 è, almeno nelle intenzioni iniziali e al netto della capacità di utilizzo dei singoli stati, il cosiddetto NGEU (Next Generation EU) che ha messo in campo una mai vista prima quantità di risorse per introdurre significativi progressi in quei settori ritenuti “strategici”: ambiente, istruzione, cultura, lavoro.

La vita e la forma della città post Covid-19

Sicuramente la vita post Covid-19 sarà certamente difficile per qualcuno: una terapeuta infantile ha detto che molti dei bambini che vede (e che non hanno patologie neurologiche di alcun tipo) e che sono nati a ridosso del primo lockdown non sanno camminare se indossano le scarpe e che si terrorizzano quando vedono adulti che non siano i genitori. Dodici mesi di chiusura forzata hanno prodotto in moltissimi adolescenti forme di depressione anche gravi. La mancanza di strumenti per relativizzare la situazione in cui si sta vivendo ha prodotto un senso di vuoto esistenziale a cui i social media non possono supplire.

Negli adulti si stanno sviluppando forme sempre più virulente di insofferenza e fastidio per una situazione per molti versi “incomprensibile ed inaccettabile”.

Molti settori della economia dei servizi sono stati messi alle corde da una chiusura troppo prolungata ma, in ogni caso, avrebbero prima o poi dovuto confrontarsi con i cambiamenti prodotti da smartworking, decrescita della popolazione urbana, cambiamento di abitudini.

Non per tornare sempre sugli stessi passi ma una rilettura degli studi di Henry Laborit potrebbe aiutare a inquadrare meglio i fenomeni in atto. [1]

E come si modificherà la città post Covid-19?

Dipende da quali opportunità si sapranno cogliere, dalla capacità dei decisori politici di vedere al di là dell’immediato, dalla capacità della società civile di porre sul tavolo le questioni rilevanti ed inerenti la qualità della vita, la soddisfazione dei bisogni, l’equità sociale e una diversa distribuzione della ricchezza. Una diversa utilizzazione degli spazi di lavoro, una diversa organizzazione e una diversa forma del lavoro stesso, un utilizzo dello spazio urbano attento all’ambiente e, soprattutto, alla qualità della vita attraverso scenari che favoriscano le attività sociali e collettive, offrendo possibilità di scambio tra le persone. Una mobilità riformata che non metta più l’auto al centro dello spazio urbano ma che valorizzi la “città dei 15 minuti”.

Insomma, anche in questo caso, è importante saper cogliere le opportunità che si dispiegano anche all’interno di processi di crisi. Avere la capacità di introdurre quei cambiamenti che altrimenti avrebbero richiesto ancora troppo tempo per essere efficaci, saper guardare avanti con la consapevolezza che, davvero, niente potrà essere come prima.

Può essere interessante la lettura di questo articolo di Simon Kuper (Financial Times) intitolato: "Le città post covid-19"

In questo numero con gli interventi di Davide Derossi, Alberto Magnaghi, Eugenio Dematteis, Aldo Bonomi e Fiorenzo Ferlaino ci occupiamo di Territorialismo, del rapporto tra la città e il territorio circostante, di come sia importante studiare i sistemi complessi città-territorio per definire nuove forme di vita e di sviluppo.

Luca Davico ci parla del suo libro, scritto con Luca Staricco, “Torino, immagini del cambiamento” risultato di una lunga ricerca iconografica sui cambiamenti avvenuti in città negli ultimi decenni.

Le immagini del libro accompagneranno tutti gli articoli di questo numero.

Infine per "Matera Città Plurale" Marino Trizio, Olimpia Campitelli e Caterina Raimondi ci presentano una riflessione sul disuso e sull'abbandono dei piccoli centri.

Come sempre il numero si chiude con l'intervista, curata da Luisa Raffaelli, ad una delle realtà operanti sul territorio urbano. In questo numero Luisa Raffaelli intervista Avventura Urbana.

La sezione Rubriche viene momentaneamente sospesa. Tornerà presto rinnovata nella veste grafica e con nuovi contenuti

[1] Elogio della fuga - Henri Laborit - Mondadori - Edizione: 2 - Anno edizione: 2017 - EAN: 9788804671107

Sommario:

pag. 1 - 2021 - ritorno al territorio?  -  Davide Derossi

pag. 2 - La bioregione urbana: concetti e progettualità - Alberto Magnaghi

pag. 3 - Alberto Magnaghi: Il Principio Territoriale - Giuseppe Dematteis

pag. 4 - Comunità e conflitti del principio territoriale - Aldo Bonomi

pag. 5 - Per un nuovo principio territoriale del Torinese - Fiorenzo Ferlaino

pag. 6 - Torino - Immagini del cambiamento - Luca Davico

pag. 7 - Il disuso del luoghi e l'abbandono dei piccoli centri - Marino Trizio - Caterina Raimondi - Olimpia Campitelli

pag. 8-  Intervista ad Avventura Urbana - a cura di Luisa Raffaelli

 

 

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